Presentazione

Sebbene l’inquadramento diagnostico delle malattie muscoloscheletriche si basi principalmente sulle manifestazioni cliniche, la rapida evoluzione della moderna diagnostica per immagini ha consentito di ottenere preziose e, spesso, insostituibili informazioni per un approfondito inquadramento clinico del paziente.

L’impiego di tecniche di imaging sensibili, quali l’ecografia, la risonanza magnetica e la tomografia computerizzata ha fornito un contributo decisivo allo studio delle malattie muscoloscheletriche, sia attraverso la definizione del pattern di interessamento articolare, sia nella misura dell’attività della malattia e della progressione del danno anatomico. Un corretto impiego delle diverse metodiche, oggi disponibili, comporta la necessità di un’ampia base di conoscenze di tipo multidisciplinare ed una collaborazione stretta fra specialisti Reumatologi e Radiologi.

Il congresso vedrà esperti spaziare dall’identificazione delle lesioni infiammatorie e infettive del rachide alla diagnostica differenziale nelle spondilodisciti. Particolare attenzione verrà data alla sindrome algoneurodistrofica ed alle altre sindromi regionali da edema midollare. Seguiranno interventi sulle nuove frontiere dell’imaging metabolico e della radiomica nelle malattie muscoloscheletriche, sulle più recenti applicazioni del neuroimaging in corso di connettiviti e vasculiti sistemiche, sulle complicanze cardiovascolari e del ruolo dei tradizionali fattori di rischio nelle malattie reumatiche e sui nuovi orizzonti terapeutici in artrite reumatoide ed artrite psoriasica. Sarà, infine, dedicato un ampio spazio alla pratica clinica con l’approfondimento dei temi della radiologia interventistica nelle affezioni muscoloscheletriche. Il setting dell’evento è strutturato per rendere interattive ed “evidence-base” le sessioni di lavoro confrontandosi su casi clinici interattivi, discussi in aula informatizzata.

Le spondilodisciti sono caratterizzate da un’infiammazione localizzata a livello delle vertebre (spondilite) e dei dischi intervertebrali (discite), provocata da malattie infiammatorie o infettive, la cui diagnosi e gestione resta, tuttora, non semplice. Attualmente, la risonanza magnetica (RM) rappresenta la tecnica di prima scelta nella diagnosi di tali affezioni, per la sua elevata sensibilità, specificità e accuratezza diagnostica.

La sindrome algodistrofica comprende quadri clinici caratterizzati da segni e sintomi molto eterogenei, recentemente raggruppati nell’entità clinica denominata CRPS (Complex Regional Pain Syndrome) che nel suo decorso può associarsi a una serie di manifestazioni locali quali l’edema, le alterazioni vasomotorie e sudomotorie, la rigidità articolare e l’osteoporosi con una possibile evoluzione verso manifestazioni distrofiche e atrofiche. Compare solitamente dopo un trauma, un’immobilizzazione prolungata (degenza post-chirurgica), infarto, neoplasia. Il ruolo della diagnostica per immagini in corso di CRPS è legato alla diagnosi, alla valutazione dello stadio della malattia e alle modalità di evoluzione di questa, ma soprattutto alla diagnosi differenziale con altre morbosità presenti e/o coesistenti.

L’imaging anatomico è diventato sempre più dettagliato, mentre gli studi funzionali hanno raggiunto traguardi impensabili fino a qualche tempo fa. In quest’ottica si sono aperte nuove frontiere di imaging con la valutazione tridimensionale, gli studi di fusione di differenti metodiche e l’imaging metabolico. Recentemente, la sempre più ampia diffusione ed applicazione delle scienze omiche ha portato allo sviluppo della radiomica, scienza basata sull’assunto che le immagini anatomiche generate dalle diverse metodiche di imaging siano solo la punta dell’iceberg delle informazioni che in realtà esse contengono. La radiomica, attraverso il confronto con informazioni derivate dalla raccolta di “big data”, permette, attraverso complessi algoritmi matematici, di ottenere informazioni sui sottostanti fenomeni fisio-patologici inaccessibili alla sola analisi visiva. Da tale analisi è possibile ottenere informazioni che aiutano non solo nella pura diagnosi, ma anche sulla prognosi e, addirittura, sul possibile migliore iter terapeutico da seguire.

Il coinvolgimento del Sistema Nervoso Centrale in pazienti con connettiviti e vasculiti sistemiche può essere studiato con differenti metodiche di neuroimaging. La Risonanza Magnetica convenzionale rimane la metodica di scelta nella valutazione di questi pazienti. Molteplici tipologie di lesioni in Risonanza Magnetica si riscontrano nei pazienti affetti da tali affezioni, la cui patogenesi (multifattoriale) può essere prevalentemente di tipo infiammatorio/demielinizzante o ischemico/trombotico. Una migliore definizione e caratterizzazione di tali lesioni, unitamente alla possibilità di combinare l’imaging convenzionale con quello avanzato, potrebbe incrementarne la specificità.

In ognuna di queste condizioni, numerosi sono stati gli avanzamenti metodologici e tecnologici in ambito diagnostico. L’imaging anatomico è diventato sempre più dettagliato, mentre gli studi funzionali hanno raggiunto traguardi impensabili fino a qualche tempo fa. Tutto questo impone una rivoluzione anche in ambito formativo. I radiologi ed i reumatologi del futuro dovranno infatti avere nuove competenze professionali, adottare ed utilizzare una nuova semantica e semeiotica, auspicare una sempre maggiore cooperazione per poter avere le conoscenze adatte ad elaborare ed interpretare le informazioni ottenute dall’analisi radiomica: infatti, conoscenze di fisica, chimica, biologia molecolare, genomica, statistica, bio-informatica saranno necessarie per una corretta analisi delle informazioni contenute in un’immagine. Tutto questo porterà, inevitabilmente, ad una sinergica interazione tra radiologo e reumatologo.

Il progetto educazionale “reumaIMAginG lEaRning academY (IMAGERY)” possiede i requisiti per essere vissuto in modo partecipato e tale da creare una nuova figura di “imager” che abbia queste competenze radiologiche e reumatologiche, incrementando il bagaglio tecnico-scientifico dei partecipanti.

 

 

Fausto Salaffi

Andrea Giovagnoni